I Blog secondo Fabio Metitieri
giovedì, 10 luglio 2008
Questa mattina il Corriere del Ticino riporta in terza pagina un articolo di Fabio Metitieri; non conosco personalmente chi sia, ma so che non solo non ha un blog, ma mi è capitato di leggere i suoi interventi nei commenti di blog altrui, commenti volutamente non certo educati e costruttivi, che lo fanno ricadere di diritto tra i Troll.
Chissà se anche quelli del CDT lo conoscono sotto questo aspetto...
Ecco l'articolo completo:
BLOG E DINTORNI: ALLA RICERCA DELLA CONVERSAZIONE PERDUTA
FABIO METITIERI
I blog e la blogosfera, utili come reti sociali, sono tutt’altro che perfetti come contenitori universali di ogni conversazione on line. Nati verso il 1999, i blog si avviano verso il decennio di vita e sono un fenomeno ormai maturo e dal quale è difficile aspettarsi ulteriori novità. Al contrario, dopo anni di esaltazione e di teorie sulle loro potenzialità, oggi i blog suscitano dubbi e critiche tra gli stessi blogger, delusi perché le rivoluzioni che avrebbero dovuto determinare non si sono ancora viste e probabilmente non si vedranno mai.
Concepiti per scrivere i resoconti delle navigazioni on line e per condividerne i relativi link con gli altri, i blog hanno una struttura a post, con articoli inseriti in alto che fanno scorrere verso il basso gli interventi più vecchi. Quasi tutti hanno dei commenti, meno visibili dei post e non sempre indicizzati dai motori di ricerca, anche questi da inserire e da leggere al contrario, con i più recenti in alto e i primi in fondo all’elenco. A parte il titolo dei post e la loro sequenza temporale, non ci sono altri modi per organizzare le informazioni, salvo la possibilità, secondo i principi della folksonomy, di etichettare ciascun articolo con una o più parole chiave descrittive, i tag. Questa struttura abbastanza primitiva ha iniziato a mostrare i suoi limiti quando i diari personali si sono evoluti in veri e propri strumenti di scambio di informazioni e di dibattito.
Il confronto con altre modalità di conversazione on line è d’obbligo. Nelle funzioni di base un blog non è molto diverso dalle liste di discussione, dove manca però la distinzione tra il padrone del blog e i semplici commentatori, perché più persone discutono in modo del tutto paritario. Anche i vecchi newsgroup sono abbastanza simili alle liste e in entrambi i casi le informazioni risultanti dalle discussioni, proprio perché frutto di un dibattito aperto, vengono ritenute più attendibili dalla maggior parte dei navigatori. I newsgroup hanno un ulteriore vantaggio: i subject, cioè i titoli delle discussioni, vengono organizzati secondo un albero gerarchico, facilitando la navigazione tra gli argomenti a cui si è interessati. Liste e newsgroup, inoltre, sono dei forum a soggetto, ciascuno dedicato a un singolo tema, e una legge non scritta vieta di aprirne un altro su uno stesso argomento a cui è già dedicato un gruppo ben funzionante. Un altro aspetto molto apprezzato da chi usa liste e newsgroup è che quasi sempre le regole della conversazione in questi forum sono stabilite in modo chiaro e uguale per tutti.
Nei blog valgono delle leggi opposte: i diari on line non sono quasi mai specializzati e i post saltano dalla politica alle vicende personali, dalla recensione di un libro alla descrizione di un nuovo software. Inoltre uno strano concetto di educazione prescrive che per rispondere a un post occorre aprire un proprio blog e scrivere lì dei propri post. Che ognuno abbia un blog è necessario anche perché ciascun proprietario può gestire il proprio spazio come meglio crede, persino censurando arbitrariamente i commenti, senza doverne rendere conto a nessuno. Di blog in blog, la conversazione crea così una rete di rimandi e di salti che è impossibile seguire con ordine, anche se qualcuno inserisce i trackback, dei link che come briciole di pane su un sentiero segnalano quali altri autori hanno citato un determinato post. Le cosiddette tag cloud, le nuvole di etichette che dovrebbero permettere di raggruppare le informazioni per argomento, non sono di grande aiuto e rappresentano invece un’involontaria metafora del caos che nella blogosfera appiattisce ogni discorso, lasciandolo senza un vero dibattito, perso in un cielo indistinto. Una ricerca con Google non risolve il problema, sia perché il gioco dei link reciproci fa salire in classifica soltanto i blog più noti, impedendo a quelli meno famosi di emergere, sia perché i motori restituiscono non l’intera conversazione, ma dei singoli post decontestualizzati e impossibili da valutare.
Oggi, dopo che anche alcuni tra i più convinti sostenitori dei blog, quali Dave Winer o Geert Lovink, stanno criticando gli insuccessi e i difetti della blogosfera, occorre ammettere che la conversazione on line ha bisogno di contenitori migliori e che è necessario iniziare a pensare a qualcosa di diverso.
technorati tags: CDT, Corriere del Ticino, Fabio Metitieri, Blog, Blogosfera, Troll
Etichette: Blog, Blogger, Blogosfera
posted by Andrea Perotti @ 08.25 Permalink ,
12 Comments:
- At 10 luglio 2008 09.37, Bloggointestinale said...
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eh, leggere l'avanguardia che esperienza, e menomale che ciò un blog sennò non potevo commentare o magari mi cancellavi il commento.
comunque dicevo di là, anch'io credo nella putenza del carbone (e dei newsgoup). - At 10 luglio 2008 09.49, Andrea Perotti said...
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Le perle di saggezza al mattino fan sempre effetto ;)
- At 10 luglio 2008 10.16, lpalli said...
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Piuttosto surrealistico!
E con diversi errori di cui il più evidente forse è l'ordine dei commenti, i più vecchi sono in cima e non in fondo (salvo su qualche blog molto "alternativo").
Mi chiedo quale sia la conoscenza del Web dell'autore, malgrado pretenda occuparsi del settore dal 1992! Già le "sole" 29 connessioni su Linkedin sono un po' sospette per un giornalista "esperto" di Internet. - At 10 luglio 2008 10.45, Dario Salvelli said...
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L'articolo non è interessante e ci sono alcune imprecisioni. Forse l'autore esalta i newsgroup (per carità,strumento utile) perchè li usa ancora con forza.
Strano. Eppure Metitieri di solito fa alcune considerazioni nei commenti ai blog che a volte condivido. - At 10 luglio 2008 12.54, vic said...
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Usare il numero di connessioni su LinkedIn per valutare l'attendibilità di una persona?
Ma siamo veramente impazziti? - At 10 luglio 2008 13.42, lpalli said...
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Il numero di connessioni su LinkedIn non dimostra niente, l'ho indicato in quanto è una delle poche cose che ho trovato rapidamente riguardanti l'autore e che mi ha stupito. In generale gente con un profilo, come quello di un giornalista attento alle nuove tecnologie, hanno una quantità di connessioni enorme, probabilmente molte delle quali non molto "reali".
È tutto l'articolo a sembrarmi strano, da l'impressione che i blog siano un fallimento di qualche cosa che a cui ritengo non abbiano mai aspirato. Oltretutto trovare uno scopo generico ai blog è una missione impossibile vista la diversità che si cela dietro queste 4 lettere. - At 10 luglio 2008 22.26, Fabio Metitieri said...
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Be', Perotti, non mi aspettavo di certo che lo zoccolo duro dei sostenitori del blogghing Vib della provincetta italiana avrebbe gradito.
E avevo scommesso una birra con un amico che - se qualche commento ci fosse stato da parte vostra - immancabilmente il punto principale del profondo ragionamento sarebbe stato, come sempre, che sono un troll.
Grazie di cuore, per la birra.
;-)
E grazie anche per avermi ripubblicato integralmente, anche se, ci tengo a sottolinearlo, io NON ti ho autorizzato e, se non altro per educazione, in questi casi si chiede il permesso.
Quanto al Cdt, forse mi conoscono per quanto ho gia' pubblicato per loro, o per un altro paio di migliaia di articoli pubblicati in giro in questi anni, o magari perche' ho insegnato a due master univeristari, o per il centinaio di miei interventi che sono stati trasmessi alla Radio Svizzera Italiana negli ultimi anni.
O forse per i libri che ho scritto, dei quali uno e' quello consigliato ad Harvard per chi deve fare una tesi in lingua e letteratura italiana o dintorni, nonche' uno dei pochi riferimenti della Treccani per la voce "biblioteca".
O forse apprezzano solo il fatto che non scrivo tavanate e che scrivo anche bene, chissa'...
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri - At 10 luglio 2008 22.46, said...
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Caro Metitieri, con che coraggio arrivi fino a qui grazie a un "vanity search", a dare del provincialotto a destra e a manca?
Eggià, perché tu sei stato pubblicato sul "Corriere del Ticino", che come prestigio e caratura non ha niente da invidiare al Washington Post, vero?
Il Corriere del Ticino, mica pizza e fichi! Ma per favore.... - At 11 luglio 2008 00.48, Fabio Metitieri said...
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Anonimo, io detesto gli anonimi, di solito a loro non rispondo (perche' gli anonimi, si', Perotti, di solito sono troll, o persone ben note che usano un nick anonimo giusto per trollare, e quasi mai, invece, e' un troll chi firma con nome e cognome).
Comunque, son paziente, si sa.
Bo', Anomino... Perotti si chiedeva chi sono, ha detto che non mi conosce (del resto manco io conosco lui, e lui un curriculum on line non ce l'ha), mi ha criticato... gli ho risposto con qualche stralcio dal mio curriculum.
Che c'e' di strano?
Quanto al Corriere del Ticino. Non ho mai misurato la qualita' delle testate su cui scrivo e neppure di quelle che leggo in base alla popolarita' o al numero di copie vendute, ma solo in base a quello che pubblicano.
Potrei dirti peste e corna delle massime testate italiane, per esempio.
E anzi, lo faccio spesso, guarda qui, ci sono giusto le prime 4 trattate come sceme (e non ho ricevuto contestazioni):
http://www.weekit.it/index.php?option=com_content&task=view&id=39027&Itemid=1
O potrei parlarti molto bene di testate di nicchia, che tirano solo 5.000 copie, ma fanno un ottimo lavoro e su cui si scrive con grande soddisfazione, per un pubblico molto qualificato, come Biblioteche Oggi:
http://www.bibliotecheoggi.it
Per cui, il discorso che fai, Anonimo, ha poco senso e non funziona neppure come provocazione.
E, Perotti, aggiungero' un'altra critica ai bloggher, in uno dei miei prossimi editoriali o nel mio prossimo libro: son sempre pronti a gridare "Al troll, al troll", quando qualcuno vuole discutere, ma ammettono di buon grado qualsiasi anonimo, purche' sia "dalla parte giusta".
Sul Corriere del Ticino, per il non molto tempo da cui sto lavorando per loro, non posso che esprimere giudizi piu' che positivi. Come del resto sulla Radio Svizzera Italiana.
Certo, e' un peccato che per scrivere liberamente e senza seguire mode, scandalismi e trend vari, molti di noi poveri giornalisti italiani si debba "emigrare" in Svizzera, seppure virtualmente, ma e' cosi'.
Le cose che scrivo per il Corriere del Ticino, ti assicuro, sui primi e piu' grandi quotidiani e settimanali italiani verrebbero cassate perche' ritenute troppo colte e non abbastanza interessanti per le masse. Per loro vanno molto meglio, per esempio, gli articoli sui giovani che si drogano con gli mp3 allucinogeni (controlla quante grandi testate italiane ne hanno scritto, e in che termini).
Parlo molto a ragion veduta, comunque: controlla anche, sul mio curriculum, l'elenco delle testate con cui ho collaborato e tieni presente che (tra quelle che non sono state chiuse per la crisi attuale) quelle dove non scrivo piu' e' perche' ho deciso io di andarmene, e mai nessuno mi ha mandato via.
Dopodiche', si e' vero: io bado piu' alla qualita' di quello che mi fanno pubblicare, e in piena liberta', che alla fama o al numero di copie della testata.
Questione di scelte. Del resto, non per caso non ho mai cercato di diventare un bloggher Vib.
;-)
Ciao, Fabio.
http://xoomer.alice.it/fabio.metitieri - At 11 luglio 2008 08.26, Andrea Perotti said...
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Metitieri... eh... eh... il mio CV è sempre stato on-line ;)
- At 11 luglio 2008 11.12, Antani said...
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È curioso il vezzo di fare molti distinguo sulle testate giornalistiche da un lato e trattare i blog come un monoblocco dall'altro. Il nodo centrale mi pare sia tutto qui.
- At 11 luglio 2008 12.32, said...
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Senza voler inveire eccessivamente sul Corriere del Ticino, recentemente (qualche mese fa) hanno pubblicato una pagina quasi intera piuttosto critica senza cercare informazioni ai diretti interessati.
Quando ne è stata chiesta la spiegazione, la risposta è stata del genere: "altri giornali cercano la polemica noi dobbiamo adeguarci".





