
Il 19 settembre 2026 si è tenuta a Waikīkī, lungo Kalākaua Avenue, la Waikīkī Hoʻolauleʻa, il grande block party che è il momento clou di Aloha Festivals. Era la 72ª edizione, con oltre 100 venditori tra cibo, artigianato e cultura e quattro palchi di musica dal vivo, a ingresso gratuito. Quest’anno ho avuto la fortuna di poter assistere di persona all’appuntamento a Honolulu!
Quando si tiene?
Il programma di Oʻahu si concentra a settembre, con tre appuntamenti principali: la Royal Court (quest’anno il 5 settembre), la Hoʻolauleʻa (il 19) e la Floral Parade (il 26). Sulle isole vicine, come Maui, Molokaʻi e Lānaʻi, le celebrazioni proseguono fino a ottobre, sotto il nome di Festivals of Aloha. Proprio il 19 settembre, a Maui, si è tenuto anche il concorso di falsetto hawaiano intitolato a Richard Hoʻopiʻi.
Un po’ di storia
Tutto è iniziato nel 1946 come “Aloha Week”, per iniziativa di un gruppo di ex Jaycees, i Jaycees Old-timers of Hawaiʻi, che volevano una festa pubblica per onorare il patrimonio hawaiano. Erano gli anni del dopoguerra e, come raccontò una ex direttrice del festival, le Hawaii avevano bisogno di ritrovare un’identità, e celebrare la propria cultura restituì l’orgoglio.
Le radici sono antiche. L’Aloha Week fu concepita come una rilettura moderna del Makahiki, il capodanno hawaiano tradizionale, che cadeva tra fine ottobre e inizio novembre. Il Makahiki durava circa quattro mesi: in quel periodo era kapu (vietato) fare guerra e si onorava Lono, dio legato a fertilità, agricoltura, pioggia, musica e pace. I giochi del Makahiki diventarono una presenza fissa del festival, e i nastri dell’Aloha Week nacquero per raccogliere fondi.
Nel 1991 l’Aloha Week è diventata Aloha Festivals, una celebrazione estesa a tutto lo stato. Oggi è organizzata ogni anno da migliaia di volontari e attira oltre 100.000 persone. Il 2026 segna l’80° anniversario, con il tema “80 Years of Aloha: Our Culture, Our Stories, Celebrating Our Island Home”.
Le tradizioni
- La Royal Court: la cerimonia di investitura apre il festival con protocolli tradizionali, hula e musica, presentando i rappresentanti della corte. Quest’anno si è svolta il 5 settembre al Royal Hawaiian.
- La Hoʻolauleʻa: il nome significa “celebrazione”. Kalākaua Avenue chiude al traffico e si riempie di palchi, hula, cibo locale, lei fatti a mano e ukulele.
- La Floral Parade: la sfilata di cavalieri, carri e cavalli ricoperti di fiori hawaiani. Quest’anno è la 74ª edizione, il 26 settembre, da Ala Moana Park a Kapiʻolani Park.
Le pāʻū riders: l’anima della parata
Le pāʻū riders sono le donne a cavallo che aprono la Floral Parade con lunghe gonne fluenti e ghirlande di fiori. La tradizione è più antica di quanto si pensi. I cavalli arrivarono alle Hawaii nel 1803 e uomini e donne hawaiiani impararono presto a cavalcare. Poiché i primi visitatori erano tutti uomini, le donne non conobbero la sella all’amazzone e cavalcarono a cavalcioni come loro. La lunga stoffa, il pāʻū, serviva anche a proteggere gli abiti durante la cavalcata.
Con il declino del Regno la tradizione si affievolì. Nel 1906 Lizzie Puahi fondò a Waikīkī il primo club di cavallerizze, il Pa’u Rider’s Club, e da allora le pāʻū riders sono tornate protagoniste di parate e feste in tutto l’arcipelago.
Ogni gruppo rappresenta un’isola. Una regina a cavallo guida la corte, seguita da principesse che rappresentano le isole, ognuna con le sue dame di compagnia. Curiosità: per diventare regina della parata, una cavallerizza dovrebbe idealmente aver cavalcato per tutte e otto le isole nel corso degli anni. E mentre le principesse devono indossare il colore della propria isola, la regina può scegliere un abito ispirato alla sua ʻāina (la sua terra). Vestiti e bardature dei cavalli richiedono giorni di lavoro e migliaia di fiori freschi.
I colori e i fiori di ogni isola
- Hawaiʻi (Big Island): rosso, fiore di ʻōhiʻa lehua
- Maui: rosa, lokelani (la rosa damascena rosa)
- Oʻahu: giallo oro, fiore di ʻilima
- Kauaʻi: viola, bacca di mokihana (verde e dal profumo di anice)
- Molokaʻi: verde, fiore dell’albero di kukui
- Lānaʻi: arancione, kaunaʻoa (una pianta rampicante nativa)
- Niʻihau: bianco, i minuscoli pūpū, le conchiglie della sua costa. È l’unica isola senza una pianta come simbolo
- Kahoʻolawe: grigio, fiore di hinahina, un eliotropio nativo di spiaggia
Già nel 1923 il legislatore del Territorio riconobbe che diverse isole avevano adottato un fiore come emblema. I colori non sono mai stati adottati ufficialmente dallo stato, ma vengono usati nelle parate e insegnati nelle scuole.
I valori
Aloha Festivals non è solo spettacolo: ruota attorno a tre valori, aloha (amore, affetto e compassione: molto più di un saluto, è un modo di stare con gli altri fatto di rispetto e premura reciproci), mālama (cura e tutela) e kuleana (responsabilità). E invita i visitatori a partecipare da osservatori rispettosi e curiosi.
L’Aloha Spirit e la legge del 1986
L’Aloha Spirit è così importante che nel 1986 lo stato delle Hawaii lo ha inserito nella propria legislazione. La legge lo descrive come il coordinamento di mente e cuore in ciascuna persona, che porta a pensare e a trasmettere sentimenti positivi agli altri. Elenca inoltre cinque tratti, le cui iniziali formano la parola ALOHA: akahai (gentilezza), lōkahi (unità), ʻoluʻolu (gradevolezza), haʻahaʻa (umiltà) e ahonui (pazienza). Il testo lo definisce la filosofia di vita dei nativi hawaiiani, offerta in dono a tutti gli abitanti delle isole. Non è una norma che si viola e si paga: è piuttosto un invito a vivere e a governare con calore e premura, senza aspettarsi nulla in cambio.
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