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In questi giorni mi trovo alle Hawai e quest’anno ho voluto fare anche una breve tappa a Kauai, l’isola giardino delle Hawaii. Un luogo che ti entra dentro: montagne verdissime che sembrano scolpite dal tempo, la costa di Nā Pali che sembra uscita da un sogno, cascate che spuntano ovunque dopo la pioggia. Il Waimea Canyon, il “Grand Canyon del Pacifico”, con le sue gole rosse che si aprono all’improvviso in mezzo al verde, è uno di quei posti che ti lascia senza fiato. Le Hawaii hanno qualcosa di unico: non è solo la natura, è l’energia del posto, l’aloha spirit che si respira in ogni angolo, quel senso di comunità e di rispetto reciproco che si percepisce ovunque tu vada.

Ma questa volta ho trovato anche un’altra Kauai, quella che sta rialzandosi dopo l’uragano Lowell.

Cos’è successo con Lowell

Lowell ha colpito l’isola nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2026, passando appena a ovest di Niihau e Kauai come uragano di categoria 2, con venti sostenuti fino a 145 km/h (90 mph). È stato un evento talmente insolito che il National Weather Service ha emesso, per la prima volta nella storia dello stato, un tornado watch. La tempesta ha portato piogge intense, forte moto ondoso e mareggiate che hanno colpito soprattutto la costa sud, a Poipu, dove le onde sono arrivate a invadere il primo piano di alberghi e case. Purtroppo l’uragano è costato anche vite umane: due persone hanno perso la vita, una a Kauai e una a Oahu. Nel momento di massima criticità, oltre il 90% degli utenti dell’isola (circa 33.000 su 36.000) è rimasto senza elettricità, e molte strade sono state chiuse per allagamenti, detriti e linee elettriche a terra.

Quello che ho visto io

Girando in auto lo scenario cambia radicalmente rispetto a come si presentava Kauai prima di Lowell: si vedono alberi enormi spezzati a metà, come fuscelli, sradicati o schiantati sul ciglio della strada. Proprio la strada che sale verso il Waimea Canyon, di solito immersa in una vegetazione fittissima, ora appare stranamente spoglia, quasi “pettinata” dal vento — impressionante vedere quanto il paesaggio possa cambiare volto in poche ore. Lungo la costa, case e alberghi hanno subito danni seri: strutture allagate, piscine invase dalla sabbia, ristoranti sul mare portati via dalle onde. In alcuni punti si vedono ancora pali della luce piegati o abbattuti, testimonianza silenziosa della violenza del vento.

La ripresa, più veloce di quanto pensassi

Eppure, a distanza di pochi giorni, la macchina della ricostruzione ha già fatto passi enormi. Quando sono arrivato io gran parte delle strade principali era di nuovo percorribile e l’elettricità era tornata in gran parte dell’isola. Questo grazie anche a centinaia di tecnici arrivati in aiuto da Oahu e dalle altre isole hawaiane, oltre a squadre da compagnie elettriche del continente — un vero esempio di solidarietà tra comunità che va oltre i confini della singola isola.

Perché sono andato a Kauai (e come si può dare una mano)

Sono andato a Kauai non per curiosare tra i danni, ma anche per dare il mio piccolissimo contributo: ho cercato di aiutare acquistando da attività locali. Il sindaco Derek Kawakami, nell’aggiornamento del 17 settembre, ha invitato i visitatori a partecipare alla ripresa dell’isola: Kauai è aperta e riconoscente per il sostegno che i turisti portano all’economia, ma è ancora in piena fase di recupero. Il modo migliore per aiutare è spendere localmente: mangiare nei ristoranti di proprietà locale, comprare nelle piccole botteghe e prenotare le attività con operatori del posto. Molte piccole imprese stanno portando avanti la ripresa con le proprie forze, e ogni dollaro speso con loro fa una differenza reale.

Il sindaco ha anche chiesto di evitare le zone di Wainiha e Hāʻena, dove le squadre lavorano ancora al ripristino della corrente e alla pulizia. Se state pensando di partire, informatevi prima sulle condizioni della North Shore.

La vera essenza delle Hawaii

Ma la cosa che mi ha colpito di più sono state le persone. Nonostante tutto, gentilezza, sorrisi, voglia di raccontare e di andare avanti. Ho ritrovato in loro la vera essenza dell’aloha: non è una parola turistica, è un modo di stare al mondo. La resilienza di questo popolo è impressionante — hanno già affrontato uragani devastanti in passato (Iniki nel 1992 è ancora nella memoria collettiva di chi vive qui, e più di una persona mi ha detto che Lowell gliel’ha ricordato) e ogni volta si rialzano insieme, senza perdere quella leggerezza e quel calore che rendono le Hawaii un posto speciale.

Kauai è ferita, ma non è mai stata meno bella. Anzi, forse proprio in momenti come questo si vede davvero cosa rende speciali le Hawaii: non solo i paesaggi mozzafiato, ma le persone che li abitano e che, con la stessa forza della natura che li ha colpiti, sanno rialzarsi.

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