La diffusione sempre maggiore dei droni pone seri interrogativi sulle conseguenze di un eventuale loro impatto contro la struttura di un aeroplano. Purtroppo ci sono ancora sprovveduti e irresponsabili piloti che fanno volare i loro droni o aeromodelli in zone vietate o in prossimità degli aeroporti, rischiando quindi possibili collisioni con elicotteri o con aerei.

Sta facendo molto discutere a tal proposito uno studio dell’University of Dayton Research Institute che ha voluto evidenziare le conseguenze di un impatto a 238 miglia all’ora tra un drone, DJI Phantom 2, e l’ala di un piccolo aereo, il Mooney M20.

Lo studio evidenzia come il drone non si disintegra in seguito all’impatto ma bensì entra all’interno dell’ala bucandola e andando quindi a danneggiare la struttura interna e il longherone dell’ala stessa creando danni importanti che potrebbero compromettere la sicurezza del volo.

Parallelamente è anche stato testato un bird strikes ovvero un impatto simile ma con un uccello; la differenza è che se il danno esterno può essere simile a quello del drone, in realtà il bird strikes non buca l’ala e non penetra al suo interno come invece succede con un drone. I ricercatori ipotizzano anche possibili contromisure, quali ad esempio la possibilità da parte dei costruttori di produrre droni con una maggiore fragilità in modo tale da diminuire la possibilità che il drone possa penetrare all’interno della struttura.

Ovviamente non si è fatta attendere la risposta di DJI che reputa fuorviante la ricerca, secondo loro basata su ipotesi difficilmente verificabili nella realtà, quali le velocità di impatto del drone e del Mooney M20, ritenute troppo elevate e troppo vicine al limite massimo dei mezzi in rapporto all’altezza alla quali dovrebbe avvenire l’impatto.

Una cosa è certa: quando si fa volare il proprio drone o modello sarebbe meglio farlo nel pieno rispetto delle regole!

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